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Aermacchi MB-339
L'Aeronautica Militare chiese nel settembre 1972 alla Macchi lo studio
per il seccessore dell'MB-326: scartata come ipotesi la soluzione più
impegnativa di un velivolo completamente nuovo, si optò per un
sostanziale aggiornamento della macchina già esistente.
In sostanza l'MB-339 conservava tutti i pregi di fondo dell'MB-326 e
adottava le migliorie introdotte sulle sue versioni più avanzate (ala
rinforzata, motore più spinto) mentre presentava una nuova sezione di
prua con posti di pilotaggio molto scalati. Ne derivò una linea di
grande eleganza, con vantaggi aerodinamici e migliore visibilità per il
secondo pilota. Il primo MB-339 volò il 12 agosto 1976 e l'AM ne ordinò
100 esemplari, mentre nel 1982 anche la Pattuglia Acrobatica Nazionale
delle Frecce Tricolori venne equipaggiata con questo velivolo.
Sucessivamente il 339 è stato adottato anche dalle forze aeree di altri
otto Paesi. Nel 1980 l'Aermacchi presentò la versione monoposto
d'attacco MB-339 K Veltro 2, sviluppata secondo le filosofie già
seguite con l'MB-326. Questo modello consente di ampliare le capacita'
operative della macchina, con la sua dotazione fissa di due cannoni da
30 mm in fusoliera, l'ampia possibilità di carichi subalari e la
capacità di operare da campi decentrati con il minimo requisito di
assistenza a terra. Questo modello non ha incontrato pero' successo di
vendite. Le piu' recenti versioni (C/CD/FD) sono caratterizzate da
un'avionica sofisticata per l'addestramento al volo sui caccia
dell'ultima generazione, nonché dalla possibilità di poter impiegare
armamenti guidati di precisione.
Tratto dal libro Aeroplani d'Italia,
Mondadori Editore.
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